Sto lavorando qui al computer, di sabato mattina, ma un pensiero molesto mi ronza in testa, ed allora lo devo scrivere, altrimenti mi perseguiterà per i prossimi giorni.
Perché tutta questa storia dell'influenza e tutte le polemiche pro o contro vaccino mi hanno così scossa? Come mai mi sono sentira così piena di rabbia e insieme così vulnerabile di fronte a quelle che normalmente avrei definito "chiacchiere da bar"?
Credo che questo continuo parlare (anche a vanvera) di rapporto rischio-beneficio abbia toccato un mio
nervo scoperto. Mi sono sentita ricatapultare a qualche anno fa, quando mi sembrava di essere la protagonista di quel famoso quiz in cui si aprono i
pacchi. Solo che nel mio caso c'era da scegliere tra due situazioni più o meno brutte, non tra due premi. Per il resto, tutto uguale al gioco serale: parenti che si commuovono, telefonate a personaggi misteriosi che ti propongono soluzioni intermedie, momenti di indecisione, paresi facciali dovute a stallo emotivo, e dulcis in fundo il pressante sollecito esterno, quella vocina noiosa e antipatica che ti ricorda che devi decidere in fretta.
Ecco, questa cavolata del vaccino mi ha risvegliato il ricordo di quella situazione da
incubo grottesco, e mi ha dato fastidio vedere tutta questa agitazione collettiva per una questione di salute, diciamolo, abbastanza superficiale. Mi sono sentita ancora più sola e sfigata, visto che da anni sono abituata a ragionare con percentuali assai diverse, con il chiaro invito da parte di tutti a sorridere e pensare positivo. Per dire, solo qualche mese fa sono stata invitata ad esultare per un aumento delle mie possibilità di sopravvivenza a cinque anni, e di fronte alle mie proteste ho visto non poche facce sbigottite. E con questo non voglio fare la vittima incompresa o pretendere una medaglia, dico solo che un momento di
sbotto contro l'isteria collettiva pandemica me lo posso pure concedere.
Ma adesso è passata: ho solo un pochino di mal di testa, che non so se attribuire al lavoro, al vaccino o alla stanchezza accumulata in tutto questo periodo. Ora mi piacerebbe solo affrontare l'autunno e l'inverno con tranquillità, tuffandomi magari in attività sollazzevoli, ma purtroppo i miei appuntamenti di salute incombono proprio alla vigilia del Natale.
E va bene così. Anni fa, quando capii che avevo qualche possibilità di saltare fuori dalla brutta situazione in cui mi trovavo, realizzai anche che mi dovevo fidare dei dottori (sempre con spirito critico e vigilante, ovvio), e che mi dovevo concentrare su me stessa, perchè il mio nemico numero uno erano il senso di
solitudine e la tendenza a chiudermi. Allora trovai una via di fuga attraverso la
fantasia, che finora mi ha sempre aiutato a ripararmi dall'angoscia, proprio come un ombrello colorato e protettivo. Ma ora so che la fantasia non basta più: è subentrata la
rabbia, e per guarire da questo nuovo tipo di effetto collaterale devo necessariamente sporcarmi le mani con la realtà. Però da sempre mi dicono che sporcarsi un po' aiuta a rafforzare il sistema immunitario, e quindi accetto la sfida, vale la pena di tentare.
Anche questo è solo un altro pacco da aprire, in fondo.