domenica, 05 luglio 2009

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Nonni adottivi


- Cara, stamattina vado in canoa con Franco.
...
- Caro, mi trovi da Ida, mi deve spiegare come si usa la lavasciuga a gettoni.
...
- Cara, stasera Ida e Franco ci hanno invitati al ristorantino tipico.
...
- Caro, Ida mi ha suggerito un rimedio per il mal di gola. Sai che sto meglio?
....
- Cara, che carina quella canzoncina in dialetto modenese che cantano le bambine. Dove l'hanno imparata?
- E' stata Ida a insegnargliela, caro.
...
- Cara, stamattina possiamo fare una passeggiata lungo la costa con...
- Franco e Ida, caro?
- Esatto, cara!
...
Franco e Ida sono due coniugi provenienti come noi dalla Terra dei Motori: lui ha lavorato nell'azienda di mio marito per quarant'anni, lei per altrettanto tempo ha fatto la maestra. Ora si occupano dei loro tre nipotini e fanno i nonni a tempo pieno. Hanno appena trascorso una settimana qui nel Villaggio Felice, da soli, per riposarsi un po', a quanto pare.
Tutto questo in teoria, perchè ci hanno adottati per l'intera durata della loro villeggiatura. Così abbiamo scoperto che è bello farsi accudire da una coppia di nonni in gamba, che parlano dei loro veri figli e dei loro veri nipoti con gli occhi gonfi di nostalgia ed orgoglio. Ed è bello lasciarsi consigliare su qualsiasi cosa e poi sentirsi raccomandare: "Di' che ti mandiamo noi, qui ci conoscono tutti, ci veniamo da dieci anni!"
Infine è  bello salutarli con la promessa di rivederci presto, perchè lo sai che i nonni non dicono tanto per dire, come spesso facciamo noi "ragazzi": loro ti hanno adottato e non ti perderanno più di vista, puoi giurarci.
Be', Franco e Ida sono partiti per tornare nella loro amata Terra dei Motori, dove i loro nipotini veri li stavano aspettando. Per la cronaca hanno affrontato il viaggio di notte, in un'unica tirata, perchè Franco ci vede ancora benissimo. Ha solo qualche difficoltà a leggere la Gazzetta da vicino, ma per il resto siamo noi giovani che siamo da rottamare, parole sue.
Cosa volete che vi dica, a costo di sembrare retorica e sentimentale, adesso intorno a noi c'è uno strano silenzio: i nostri nonni putativi sono andati via da poco, eppure ci mancano già. E soprattutto mi rendo conto che quel giorno mi sono persa in chiacchiere con Ida e mi sono scordata di farmi spiegare bene il funzionamento della lavasciuga, tanto che le magliette del principe da XXL sono diventate tutte delle L, e poi e poi.
venerdì, 03 luglio 2009

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Il bimbo (sperduto) che c'è in noi

Archiviato da juliaset in: musica, favole e mondo azzurro, le mie principesse
Fortunatamente mi sono quasi ripresa, più o meno con le mie sole forze, anche perchè mi hanno comunicato che in realtà l'arrivo del bastimento carico di dottori è previsto per la settimana in cui noi saremo già tornati in città. Ero così rimbambita che non avevo capito bene. Qui al Villaggio Felice intanto si respira aria di partenza, visto che molti di noi domattina andranno via. Ieri quindi c'è stato il consueto spettacolo dedicato agli ospiti, dove ciascun villeggiante, volendo, poteva esibire tutti i talenti tenuti sapientemente nascosti durante l'anno sotto i grigi vestiti da ufficio. In effetti abbiamo visto una signora dimenarsi in una sensualissima danza del ventre, un'altra raccontare barzellette piuttosto sboccate, un mio concittadino cantare appassionatamente "Se stiamo insieme" di Cocciante, alcuni temerari esibirsi in qualche passo di tango, eccetera. E naturalmente non poteva mancare l'evento che tutti noi genitori aspettavamo con ansia, ovvero lo spettacolo dei bambini. Questa settimana gli attivissimi membri del mini-club hanno recitato la favola di Peter Pan, efficacemente riassunta dalle note canzoni di Bennato. Be', lo dico piano, ma a me questa recita è piaciuta quasi di più di quella di fine asilo. Le mie principesse, oltre ad aver dimostrato grandi doti di ballerine (e qui non si sa davvero da chi abbiano preso, visto che il consorte ed io in una settimana non abbiamo imparato neanche la sigla del Villaggio), erano veramente a loro agio nei panni della Bambina Sperduta e della Piratessa. Per tutto il giorno non le abbiamo viste, dal momento che sono state impegnate nelle prove, con determinazione ed entusiasmo da vere professioniste. E dopo aver giustamente raccolto applausi e coccole, sono venute con noi in camera ed hanno chiuso gli occhi, stanchissime, finalmente dirette verso l'isola che non c'è.
giovedì, 02 luglio 2009

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Resisti!

Archiviato da juliaset in: lucida follia, questione di priorità
Oggi la vostra Julia è costipata, ma che dico, tramortita, schienata, spappolata, collassata. Accuso brividi, febbre intermittente, mal di gola, dolori periodici, tremori, sudori, cerchio alla testa, oltre ad un notevole giramento di scatole. Passo dalla sdraio al letto boccheggiando senza soluzione di continuità, mi trascino al buffet con poca convinzione, e quel che è più grave, mangio solo ciò che basta per potermi adeguatamente impasticcare in seguito. Fortunatamente non mi mancano le forze per collegarmi alla rete, altrimenti avremmo già chiamato l'elisoccorso per un repentino ricovero. Insomma, gli affetti più cari mi hanno semplicemente definita uno zombie, ma di quelli brutti.
Be', forse ho solo una "malattia di stanchezza", come dice la mia principessa. In attesa di scoprirlo, mi è giunta voce che sabato giungerà qui nel Villaggio Felice un intero pullman di dottori, ospiti di un congresso.
A questo punto, capite, l'unica cosa che mi resta da fare è resistere.

aloe
mercoledì, 01 luglio 2009

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L'eco

Archiviato da juliaset in: solidarietà, povera patria
L'eco del mondo reale arriva anche qui, nel nostro piccolo paradiso terrestre. Un po' in ritardo, un po' attutita, ma arriva, e riesce comunque a colpire basso. Però siamo in vacanza, e la prima reazione, comprensibile, è quella di attaccarsi ancora di più al nostro scoglio, a questa isola felice a cui un domani, nei ricordi, potremo sempre approdare.
La malinconia che ho tenuto a distanza per tutti questi giorni oggi lascia posto a un dolore forte, quasi incomprensibile. E' dolore per gli altri, ma fa male lo stesso, per quel che può contare.
Sulla spiaggia, una signora anziana mi guarda mentre mi intristisco, china sul mio giornale.
Mi dice: "Nanein, la vita è questo, una ferita dopo l'altra da cui guarire. Ma tu sei giovane, divertiti, guarda avanti."
Tiro su con il naso. Un ambulante passa tra le nostre sdraio. Vende ombrelli.
martedì, 30 giugno 2009

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Chiacchiere da Villaggio

Archiviato da juliaset in: amicizia, piccola città, le mie principesse, che ironia
Quali sono gli argomenti di conversazione nel Villaggio Felice? Semplice: il meteo, la Ferrari, il cibo, i bambini, Berluscaun (e, con un po' di distacco, Franseschein), la crisi e gli acciacchi dell'età. Questo perchè l'utenza media è equamente distribuita tra arzilli pensionati e coppie sgarruppate con bimbi piccoli.
Ormai la nostra famiglia reale si è completamente adeguata ai ritmi del villaggio, tanto che non ci facciamo mancare proprio nulla, dagli eventi più o meno sportivi alle epiche mangiate multiportata. Tuttavia ieri sera la mia Principessa Grande, dopo essersi cimentata con il battesimo della sella, è letteralmente crollata per una "malattia di stanchezza", come dice lei. A nulla sono servite le coccole, la tachipirina, la prospettiva della baby-dance serale: è voluta rimanere in camera tutta la sera, sotto la copertina, con la sua mamma accanto a vegliarla amorosamente. Mentre il resto della famiglia si dava ai bagordi (sempre la baby-dance, eh), io e la mia stellina abbiamo chiacchierato un po' da donna a donna, parlando di come sono strani gli uomini, di questa bellissima vacanza, del fatto che le cuginette sono andate dal parrucchiere senza avvisarci. Poi, senza preavviso, mi chiesto, con una vocina da Topo Gigio: "Mamma, ma chi ha creato Dio?".
"Dormi, tesoro," le ho risposto, cercando di sfoderare le mie migliori doti ipnotiche di madre premurosa, e schivarmi nel contempo la digressione ontologica di fine serata con una bambina di cinque anni.
Finale della storia, stamattina mia figlia è risorta (tanto che non si stacca dalle tate del miniclub neanche adesso, che diluvia e la mamma se la coccolerebbe tanto volentieri), mentre noi genitori siamo andati a fare una bella scarpinata con due amici pensionati e nonni, lui ex-collega di mio marito, lei membro senior del mio club. In confronto ai quali, tra parentesi, io e il Principe siamo due rottami, almeno dal punto di vista fisico (e, ho ragione di temere, non solo da quello). Be', indovinate un po' di cosa abbiamo parlato? La Ferrari, la crisi, i doloretti qua e là, Berluscaun&Franseschein, quel ristorantino proprio buono, il tempo incerto, e ovviamente, considerazioni sparse su quanto sono svegli i bambini d'oggi.
lunedì, 29 giugno 2009

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Villaggio Felice

Archiviato da juliaset in: piccola città, le mie principesse
La famiglia reale (termine che, come mi ha fatto giustamente notare qualcuno, nel nostro caso va inteso come sinonimo di realistico, ben lontano quindi da qualsiasi nobile significato) è finalmente giunta in villeggiatura. Venerdì pomeriggio ci siamo fermati a Caserta, e dopo aver constatato che la famosa Reggia non rispondeva ai nostri requisiti di dimora ideale (e vabbè, scherzo, è grandiosa, da togliere il fiato), abbiamo ripreso il viaggio per giungere finalmente in Cilento.
Il Villaggio Felice è semplicemente strabello: siamo in un parco naturale, immersi in una flora lussureggiante, con un panorama mozzafiato e un clima veramente ottimo. Insomma, l'habitat ideale per instaurare un rapporto di perfetta sintonia tra uomo e natura. Aggiungo, più prosaicamente, che si mangia molto bene, si sta tranquilli, o comunque "animati" in maniera non invadente, e soprattutto che c'è un valido mini-club che le nostre principesse hanno scambiato per l'asilo: vogliono essere accompagnate alle nove in punto e ritirate alle quattro del pomeriggio. Da notare che, proprio come avviene per la scuola dell'infanzia, ci vengono solitamente riconsegnate puzzolenti, ferite, sporche di colore indelebile, stanche e piuttosto felici, quindi è perfetto.
Insomma, questo è una specie di Paradiso Terrestre. L'unica piccola trascurabile nota che mi sento di fare è che...è pieno di modenesi! Insieme a noi sono giunti infatti ben tre pullman di pensionati di Modena, più decine di macchine di famigliole con bambini piccoli, sempre provenienti dalla Terra dei Motori. Insomma, qualcuno lo conosciamo (colleghi di mio marito, compagni di scuola delle bimbe, signore del mio club, ecc.), altri ci sembra di averli comunque già visti da qualche parte. E l'idioma locale è praticamente offuscato dalla nostra tipica cantilena, tanto che la parola che si sente ripetere più spesso, sulla spiaggia, è "Berluscaun". Sia chiaro, a me piacciono i miei concittadini, è solo che è strano vederne tanti anche qui, soprattutto in costume da bagno. Si prova una bizzarra sensazione di continuo deja-vù, a trovarsi in questo posto bellissimo, e a vedere le solite facce, per quanto più serene, rilassate, disponibili, persino più belle.
Ma chissà, forse anche in Paradiso, quello vero, le cose stanno esattamente così.
giovedì, 25 giugno 2009

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Ultime considerazioni logistiche

Il marito entra in casa all’improvviso e gli si palesa davanti agli occhi un quadro sconcertante: ci sono vestiti sparsi dappertutto, scarpe nell’ingresso, mutande in salotto, quadri caduti dalle pareti, buste di denaro contante lasciate in bella vista…
“Caro, non è come sembra,” gli risponde la moglie, accaldata, spettinata e poco vestita, oltre che in evidente stato confusionale.
“Non stai forse…facendo le valige, tesoro?”, obbietta il marito, accennando una smorfia di disappunto.
“No, cioè sì…volevo dire che sono quasi pronte, mi manca giusto la sacca idrofoba e antiurto per il materiale tecnologico, il trolley dei farmaci e dei prodotti parasanitari, il kit di sopravvivenza in caso di alluvione…”

Ebbene sì, la famiglia reale è ormai pronta per la partenza. In qualità di responsabile del settore logistico, alla fine ho deciso che ci porteremo dietro di tutto e di più, tanto per essere sicuri di avere gli strumenti idonei per mettere in atto una efficiente strategia di crisis-recovery contro qualsiasi genere di sventurata evenienza. L’unica cosa a cui non ho ancora pensato è che dormiremo tutti e quattro in un’unica stanza, e forse, ma dico forse, ci sarà qualche piccolo problema di spazio vitale.

Un caro saluto a tutti, ci si risente presto su questo canale.
Ah, pare che io debba controllare le mail di lavoro durante le ferie...una buona scusa per imboscarmi di tanto in tanto e vedere cosa si dice da queste parti!
mercoledì, 24 giugno 2009

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Giocare d'anticipo

Non siamo mai andati in vacanza a giugno. Fino all'anno scorso per il Principe sarebbe stato impensabile anche solo ipotizzare di fare quindici giorni di ferie in questa stagione, ma quest'anno la crisi ci ha concesso questo strano privilegio. Il problema è che a giugno si lavora ancora, o almeno si fa finta, quindi tutti in ufficio si aspettano che tu, villeggiante, lasci ogni cosa perfettamente in ordine, in modo che la tua assenza non gravi sulle spalle dei tuoi poveri colleghi che restano in città con il condizionatore a palla. Inoltre il tempo è abbastanza instabile, almeno secondo il trend degli ultimi anni. Insomma, le valige sono provvisoriamente collocate da tre giorni nell'ingresso di casa nostra, non ancora aperte, non ancora riempite, e sembrano rivolgermi occhiate di disappunto. Io non ho tempo nè voglia di cominciare a farle, e poi non saprei davvero che cosa metterci dentro. Qui ci sono escursioni termiche di quindici gradi, e non ditemi che è poco, che basta portarsi un golfino per la sera! A tal proposito, dopo l'ultima vacanza ho fotografato i cumuli di biancheria sporca da lavare (un totale di sei lavatrici), giusto per ricordarmi che quei sapientoni (di solito femmine) che ti suggeriscono di portare il minimo indispensabile (un unico costume di riserva tanto l'altro si lava e si asciuga subito, un paio di jeans se per caso un giorno al limite dovesse piovere, e soprattutto il tragico singolo golfino fantozziano), mentono sapendo di mentire. La sottoscritta, tanto per non sembrare la solita mamma italiana che mette la conottiera ai bambini anche con trentasette gradi all'ombra, ha sempre cercato di "viaggiare leggera", con il risultato di trovarsi nella condizione di dover comprare in loco scarpe chiuse, ombrelli, o addirittura un maglione per il marito (è successo!), oltre confezioni di farmaci che ovviamente erano regolarmente presenti anche a casa nella cassettina del pronto soccorso (che ha le dimensioni di un armadio, ma tralascerei per un attimo l'argomento).
Ora mi farò coraggio, aprirò tutti i cassetti e li svuoterò direttamente nelle valige, senza cernita di alcun tipo: del resto quest'anno al mare sono già arrivate le meduse, e quindi è tempo che veniamo avvistati anche noi.  Chi fosse incuriosito a studiare la nostra strana specie animale, la riconoscerà agevolmente dalla tipica vestita a cipolla, dalla protezione cinquanta anche con il cielo coperto, dai bagagli in stile trasloco, e dalla borsa del pc, opportunamente impermeabilizzata per far fronte ad ogni inaspettata evenienza.
martedì, 23 giugno 2009

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Vita, pazzie e diluvi universali

Cronache del fine settimana scorso e dell’inizio della settimana presente.
Venerdì sono riuscita, dopo diverse peripezie, ad andare in ospedale a trovare due gemellini neonati, con tanto di principesse entusiaste al seguito. Ne valeva assolutamente la pena perché i due pargoli, maschio e femmina, erano parecchio in forma, e così irresistibilmente teneri da metterti in pace con l’intero universo. C’è da dire anche che li ho trovati piuttosto pingui, per essere due gemelli di appena un giorno. Se ne stavano beatamente attaccati alla loro mamma, una da una parte e l’altro dall’altra, ancora ben lontani dal chiedersi cose di secondaria importanza, tipo il senso della vita e il motivo della precarietà esistenziale della nostra epoca. Insomma, per capirci, non ho neanche visto la loro faccia, tanto erano concentrati sul sistema di approvvigionamento del latte.
Poi sono andata da Luca, il parrucchiere di noi dive di Modena Ovest. Anche lui ha deciso di lanciarsi nel mercato dell’innovazione (quanta gente lo fa!) esprimendo la propria creatività in un taglio che da diverse fonti è stato definito charleston, anni venti, anni trenta, anni quaranta, insolito, originale, fresco, intrigante. In definitiva, ho sempre i capelli da pazza, ma per il mare vanno più che bene.
Infine mi sono congedata dal mio ruolo di tutor del corso, non senza rimpianti e malinconie, ed ho ripreso la mia attività fisica in piscina. All’uscita dalla lezione di acquagym, già piuttosto provata, sono stata colpita da una versione aggiornata del diluvio universale, praticamente una seconda doccia. Be’, viste le condizioni in cui sono tornata a casa, l’unica consolazione e che questa volta Luca non ci ha neppure provato, a stirarmi i capelli da pazza.
domenica, 21 giugno 2009

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Lo sguardo della rosa

Oggi non sarò breve, ve lo dico subito.
Sono stata tanti giorni lontana dal blog, dal caffè e dalla liquerizia, i miei tre vizi peggiori. Mi sono dedicata agli affetti in carne ed ossa, che avevo trascurato un po’, e ad una necessaria disintossicazione. Non sono più quella di un tempo (fortunatamente o sfortunatamente, devo ancora deciderlo), insomma sto invecchiando, e l’abuso di caffeina, notti insonni e posture scorrette mi procura qualche disturbo di troppo. Ma stamattina le cose hanno un altro sapore: mi sono svegliata ed ho pensato che il mio posto era qui, a lasciare traccia di me in questo mare digitale, per fissare questo momento irripetibile, la mia ennesima svolta.
Ci sono anniversari da festeggiare, come sempre. Il primo è particolarmente importante: circa due anni fa venivo operata. Il tumore lasciava il mio corpo, portandosi via anche un bel pezzo di me, e lasciandomi terrorizzata, stordita e tutta da rifare, in molti sensi. Mai, e dico mai, mi sarei immaginata che stamattina sarei stata seduta qui, a scrivere sul mio blog, con accanto la rosa arancione che mi hanno regalato gli allievi del corso che ho appena terminato. Una rosa singola, birichina, con questo colore bellissimo e cangiante. Già, perché questi ignari compagni di corso, per ringraziare la loro tutor “carina, simpatica e molto paziente” (son soddisfazioni), senza saper null’altro di me, senza sapere in pratica che sono corraggioROsa, mi hanno manifestato il loro apprezzamento per come sono, regalandomi un fiore del colore che mi rappresenta. Due anni di libertà dalla malattia vogliono dire infatti codice arancione: tradotto significa che restiamo sempre in allerta, ma anche che questo cancro giovanile ed aggressivo per ora ha dimostrato di non essere poi così aggressivo, e forse neanche così giovanile. Lo dico sempre con le dita incrociate, sia chiaro: so bene che razza di fetente è l’oggetto dei miei discorsi. Eppure, dopo due anni, sta succedendo l’incredibile: la malattia non occupa più tutti i miei pensieri. Per la prima volta non mi ha impedito di fare un investimento su me stessa, di guardare avanti, e questo di per sé è un grosso traguardo.
E poi in questi giorni festeggio anche un altro anniversario, forse più sottile da identificare, ma molto significativo. Un anno fa finivo il mio iter ricostruttivo, salutavo i plastici, chiudevo una cartellina di visite e controlli, e mi trovavo di nuovo smarrita, con un corpo diverso, da imparare a gestire ed amare come avevo amato il precedente. Per quanto abbia sempre cercato di riderci su, ho impiegato tutti questi dodici mesi a riformare l’immagine mentale di me stessa. La mia trasformazione psicologica del resto continua ancora, anche se ora sono concentrata su altre cose: per esempio la convivenza con l’idea di malattia, oltre che il desiderio di rafforzare i legami che ho creato in questi anni, sulla spinta del mio senso di solitudine e della mia incapacità di rapportarmi alle persone come facevo prima. E vedo che gli altri, quelli che mi vogliono bene, si stanno adeguando: le mie figlie sono cresciute con me, non sanno neanche chi ero prima; il resto della mia famiglia, dopo l’iniziale sconcerto, si sta abituando al mio cambiamento; i miei amici vecchi e nuovi sembrano seguire con affetto le mie mutazioni continue, sforzandosi di comprendere i tratti più lunatici del mio nuovo carattere. Sono sempre molto più egoista e menefreghista di un tempo (e questo lo nota soprattutto chi mi conosce da anni), però il risvolto positivo è che ho cominciato a sfrondare compiti e rapporti inutili, e sono senz’altro più obiettiva nei confronti di me stessa e degli altri. Per il resto sono sempre un po’ stupita di fronte a certe mie nuove debolezze e fragilità, ma imparerò a convivere presto anche con loro, almeno spero.
Ecco, ho finito. La mia rosa arancione mi guarda perplessa ma benevola, mentre scrivo tutte queste cose. Sembra quasi che mi conosca meglio di me. Se fossi in fase di ricerca di una nuova dipendenza affettiva, comincerei in questo stesso istante a studiare un modo per proteggerla da tutto, per non farla sfiorire. Ma non mi sento più come il Piccolo Principe, caduto per sbaglio in un mondo del tutto estraneo al suo piccolo asteroide: stavolta mi accontenterò solo di guardarla invecchiare liberamente, insieme a me, chiudendo l’ennesimo piccolo cerchio.
Be’, non sono stata breve, ma vi avevo avvisati.

rosa-arancio