A distanza di giorni frugo tra i ricordi della mia recente degenza, e li trovo un po’ confusi. Questo perché stavolta ho avuto un risveglio piuttosto lungo dall’anestesia, e per una giornata intera ho vaneggiato. Faccio un rapido elenco di alcune cose che sono successe, ma forse solo nella mia testa.
L’infermiera-degente: ha violato sistematicamente tutte le regole, dal digiuno pre e post-operatorio, alla sopportazione notturna degli altrui rumori. Nel cuore della notte si è alzata chiedendo di firmare per tornarsene a casa. Voleva farsi le punture da sola. Voleva fumare. Ha litigato furiosamente con l’infermiere del turno di notte, che le ha mosso la pesante accusa di non portare onore alla categoria. Noi altre pazienti, incapaci di farci le punture da sole e piuttosto timorose di infrangere i tabù ospedalieri, per fortuna non siamo state tirate in ballo nella questione. Mah, forse l’ho solo sognata.
Le api operose: uno sciame di piccole zelanti allieve infermiere, che simultaneamente ci hanno pulito, medicato, e fatto piccole punture. A una signora operata alla testa hanno anche confezionato un delizioso turbante di garza, che l’ha messa decisamente di buon umore. Poi sono uscite soavemente, così come erano entrate, con un delizioso brusio. Probabilmente vere.
I dottori carini: mi vergogno un po’ a scrivere questa cosa, neanche fossi una fan di tutte quelle fiction ospedaliere che si vedono in tv (ebbene, lo ammetto, lo sono). Sono stati innocuo oggetto di grandi momenti di complicità femminile. Su questo, ci metterei la mano sul fuoco.
Mia madre: presenza costante ed eroica, tanto da farsi numerosi amici e qualche ottimo nemico. Ha vigilato costantemente sui miei dolori e sulle mie allergie (da ricordare: quando sei allergico ad un comune disinfettante, anche se sulla tua cartella clinica è scritto a lettere cubitali, ogni persona che ti si avvicina con un batuffolo in mano potrebbe essere in possesso di un’arma impropria). Nel mio delirio l’ho sgridata più volte perchè secondo me si era dimenticata di respirare (giuro). Assolutamente reale.
Mio fratello: con lui ho avuto una delle conversazioni più assurde degli ultimi trent’anni, su amici e conoscenti, fedelmente riportatami nei giorni seguenti. Per fortuna che ero veramente sotto l’effetto delle droghe. Insomma, roba da non credere.
E poi ci sarebbe anche altro, ma per oggi ho finito l’autonomia.
Sento ancora la voce del mio dottore preferito: “A casa divano e letto, Julia, mi raccomando!”
E va bene, obbedisco.
categoria:personaggi, camici bianchi, ridere soprattutto
















Ho passato un fine settimana abbastanza intenso, tra commissioni da sbrigare, lavori da concludere, cibo da preparare (come tutte le madri italiane, temo anch'io che in mia assenza la famiglia deperisca rapidamente). Venerdì mi sono procurata la più grossa ustione alla lingua che io ricordi, tanto che per due giorni non sono quasi riuscita a parlare. Oggi poi me ne sono stata rintanata in casa, a causa di un semplice raffreddore, ma non potevo rischiare di far saltare tutto per due linee di febbre. Così ho vagato tutto il giorno in casa mia come un'estranea, concentrandomi sul lavoro e sulla valigia, e poco o nulla su di me. Ho ancora indosso il pigiama da stamattina, tanto per calarmi per bene nella parte della ricoverata. Ora mi sembra che sia tutto pronto, e mi rimane solo il momento del blog, prima di andare a nanna.
In questo salotto ci sono due foto del giorno del nostro matrimonio: in una ridiamo a crepapelle, nell’altra ci teniamo teneramente la mano, mentre percorriamo delle rotaie. Con il senno di poi, quel fotografo, pur essendo pazzo, ci aveva visto giusto.