domenica, 30 novembre 2008

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Bollicine

Archiviato da juliaset in: principesse, vera bellezza
"Principesse, non è il momento di giocare, dovete fare il bagnetto...l'acqua è pronta, guardate che la schiuma se ne va!"
"Ma mamma, non capisci, non stiamo giocando! Stiamo spogliando le Barbie, devono fare il bagno anche loro!"
E così oggi ho lavato anche due maggiorate bionde, svampite e di plastica, con tanto di impacco rigenerante per i capelli, ovviamente. Ma per amore dei figli, questo ed altro.
venerdì, 28 novembre 2008

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Riflessioni

Ha nevicato tutta la mattina, e ora piove.
Tutto ciò che ho scritto tre giorni fa potrebbe essere ripetuto anche oggi, moltiplicato un centinaio di volte (tranne per il fatto che non sono nati cento piccoli vicini di casa).

La neve continua a piacermi, ma questa volta ho avuto un po' troppa paura di finire in un fossato.
Al lavoro le cose ultimamente sono andate così così, che tradotto vuol dire che prima della fine dell'anno dovrò rimboccarmi un po' le maniche.
E poi mi sono tutta inzuppata, e adesso credo anche di avere due linee di febbre.
Però ora che sono a casa, con la mia tazza di tè davanti, una bella musica di sottofondo e una strana calma che mi circonda (le bimbe sono dai nonni, dimenticavo), non posso far altro che pensare che sono fortunata.

Ora stacco tutto, spengo le luci, mi sdraio sul divano  e mi godo il riflesso della neve sul muro.
Non voglio far altro che sentire i rumori della strada, finalmente al caldo e al sicuro.
Me lo merito, dopo tutto.

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giovedì, 27 novembre 2008

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L'elisir

Archiviato da juliaset in: tutti a tavola, questione di priorità, che ironia
Ultime notizie sul fronte degli integratori: pare che il resveratrolo, contenuto tra l'altro anche nell'uva (e sì, anche nel vino rosso), sia uno dei più potenti elisir di giovinezza.
Be', in ambito regionale, io sono una delle maggiori consumatrici di questa sostanza, anche se di certo qualche buon bevitore di lambrusco mi supera di diverse lunghezze. E sono piuttosto arzilla, vi dirò.
Quindi, cari aloe e al tè verde, siete prosciolti da ogni accusa: credo di aver individuato il vero responsabile della mia recente regressione adolescenziale.
Il problema adesso è provare a smettere, ma non ho ancora deciso se lo farò.
mercoledì, 26 novembre 2008

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Un lupo per amico (in versi)

C’era una volta in un paese speciale
una principessa che non aveva eguale
Principessa Piccola era chiamata
 e a Principessa Grande apparentata
Una principessa che amava le favole
che colorava con ciocche di nuvole
un tocco qui ed un altro là
e dipingeva di viola la città ...



Un bel giorno, con il sole che poltriva sul tetto
e Principessa Mamma ancora nel letto
ebbe un’idea molto graziosa e geniale
che ora io vi riporto così, tale e quale
 a come la narrò a sua mamma quel dì
Quella fiaba viola cominciava così:

C’era una bambina che costruiva un tetto
per una nonna che stava nel letto
perché quest’ultima era malata, poverina
e non poteva far le torte alla nipotina
 e dal tetto che ahimè era rotto
 cadeva sempre la pioggia a dirotto.


Questa bambina Cappuccetto rosso aveva per nome
ma di costruire il tetto non sapeva come
perché era troppo piccola, inesperta e sola
e non aveva amici o compagni di scuola
Così quel giorno era di umore cupo
quando di là si trovò a passare un lupo.



Cappuccetto lo guardò a lungo e senza paura
perché quel lupo era buono, era sicura
e poi capiva che anche lui non aveva amici
“senti lupetto una proposta ti faccio, che dici?
mi aiuteresti a rifare il tetto della casetta
che come vedi è piccoletta?”
Il lupo non ci pensò un minuto
e si mise all’opra per esser d’aiuto



Presto di viola rifecero il tetto
 che prese, così, un bell’aspetto
ma le pareti non furon belle di meno
e vennero dipinte in un baleno
di un rosa acceso, un bel colore
che solo a guardarlo scaldava il cuore.
Così da quel giorno, nel paese laggiù
Cappuccetto e il Lupo non piansero più
non eran più soli perchè erano amici
e vissero per sempre contenti e felici




Vi è piaciuta? A me molto.
Ringrazio Perlasmarrita per aver messo in versi la fiaba della mia bimba, ed averla arricchita con queste belle illustrazioni.
Sono sicura che anche le mie Principesse ne saranno entusiaste!
martedì, 25 novembre 2008

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Considerazioni sparse e una buona notizia

Archiviato da juliaset in: vivere, principesse, che ironia, chiamale emozioni
Qualche tempo fa, quando a Modena si registravano ventitrè gradi e tutto faceva presagire il perdurare di un autunno mite e soleggiato, espressi l’incauto desiderio di una spruzzata di neve, giusto per cancellare i miei malumori novembrini.
Be’ eccomi accontentata.
Non starò quindi certo a lamentarmi di nessuno dei numerosi disagi dovuti alle attuali precipitazioni, ma vorrei fare con voi una piccola considerazione…
Ehi, voi, lassù, potevate anche dirmelo che stavate pensando di esaudire una mia richiesta, avrei formulato con più attenzione la domanda!

Vabbè, passiamo alla bella notizia: oggi è nato un altro nuovo piccolo vicino di casa, e così sul pianerottolo ora si contano quattro femminucce contro tre maschietti.
Il tasso di natalità sul primo piano del nostro condominio contrasta nettamente con quello nazionale, non c’è che dire.
domenica, 23 novembre 2008

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Incatenata!

Archiviato da juliaset in: vivere, blogterapia, che ironia
Oggi mi concedo anch'io una piccola catena, su invito di Affabile, tanto per alleggerire un po' questo rigido clima autunnale. A proposito, qui per domani è prevista la prima spruzzata di neve, stiamo a vedere quali sorprese ci porterà ancora questo bizzarro novembre.
Torniamo alla catena: il titolo, molto stuzzicante, è "Dieci cose che non sapete di me". Come ovvio il seguente elenco tratta di cose di cui potevate tranquillamente continuare a ingnorare l'esistenza, ma tant'è.
  1. Da ragazzina militavo in una squadra di pallavolo abbastanza forte, ma purtroppo passavo la stragrande maggioranza del tempo in panchina. Durante una storica partita, in cui eravamo in vantaggio, ma stentavamo a concludere, l'allenatore mi fece entrare in battuta. Segnai il punto, vincemmo e fui portata in trionfo come nei film. Dopo quell'episodio continuai a scaldare la panchina fino alla fine del campionato.
  2. Ho paura dei topi. Anche quelli dei cartoni animati.
  3. Posso farmi cinque caffè e dormire come un sasso, ma se bevo un bicchiere di coca-cola sto sveglia tutta la notte.
  4. Quando ero piccola poteva capitare che giocassi a calcio con mio fratello e altri maschietti in campetti improvvisati. Una volta caddi su un bastone appuntito messo lì a far da palo, e mi ferii alla coscia destra. Mi è rimasta tuttora una bella cicatrice.
  5. Quando mi concentro mi tocco i capelli oppure mi mordo il labbro, purtroppo. Non riesco a smettere.
  6. Pur non essendo una campionessa di lavori donneschi, so sferruzzare abbastanza bene.
  7. Non sono mai andata a sciare.
  8. Ho avuto due parti precipitosi: la principessa grande è nata in meno di un'ora, la piccola in quindici minuti.
  9. Ho un'insana passione per Alberto Sordi e Carlo Verdone.
  10. Parlo nel sonno.
Bene, per oggi direi che può bastare. Non giro la catena a nessuno, ma resta inteso che sono curiosa di sapere i fatti vostri. E adesso che mi sono incatenata, spero che domani mi vengano risparmiate le catene da neve, perchè:
      11. Odio guidare con la neve, una volta a un semaforo ho frenato e ho tamponato un vecchietto.
venerdì, 21 novembre 2008

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Open Day

Ho passato tutta la mattina all’ospedale, ma ho concluso i controlli autunnali in bellezza, con l’arrivederci a quattro-dico-quattro mesi. Tra le altre cose ho assistito a una carrambata in piena regola tra mia madre e una giovane dottoressa, che conosceva da bambina, e vi lascio immaginare l’effetto strappalacrime di questo incontro.
Ora ho veramente molte cose da fare: recuperare le ore di lavoro perse a causa di queste mie incursioni al Policlinico, mettere in ordine la casa (questo è urgentissimo, non perché io ci tenga, ma perché qui non si gira più) e soprattutto rilassarmi un po’.
Domani intanto c’è l’Open-Day della Scuola Primaria a cui probabilmente iscriveremo la Principessa Grande. Inutile dire quanto mi emozioni la sola idea di vederla un domani seduta nel banco intenta a fare i compiti.
Di questi tempi la scelta della scuola è senz’altro complicata per tutti, ma per me lo è anche per un altro aspetto: non voglio essere triste o patetica, ma è naturale che io pensi a tutto quello che può succedere nei prossimi cinque anni, e cerchi di immaginare le maestre e l’istituto come i migliori alleati nell’educazione del mio piccolo tesoro. È solo per la mia Principessa che faccio lo sforzo di guardare così avanti, di pensare al futuro come fanno tutte le mamme, vincendo la mia tendenza a vivere solo qui ed ora.

Ma, ripeto, oggi non voglio essere pesante.
Voglio pensare che i nostri figli abbiano un futuro complesso, ma ricco di speranze e possibilità.
Voglio immaginarli a conquistare le cose poco per volta, a sbagliare e a imparare, e ad essere orgogliosi di se stessi mentre compiono questo percorso.
“Quella dottoressa un tempo era una bambina molto gracile”, mi ha raccontato mia madre stamattina.
Be’, quella bambina oggi mi ha regalato quattro mesi di serenità.

Giorgio Gaber - Non insegnate ai bambini
giovedì, 20 novembre 2008

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Rapporti interpersonali

Archiviato da juliaset in: personaggi, amicizia, blogterapia, che ironia
Togliamoci subito il dente: parliamo prima di tutto della mia turbolenta relazione con Facebook. Attualmente siamo passati dalla fase A (innamoramento cieco) alla fase B (accettazione dei reciproci difetti). Comunque non credo che arriverò mai agli estremi di un’insana dipendenza affettiva, come è successo tra l’altro ad alcuni rispettabilissimi personaggi. In futuro prevedo tra noi un rapporto stabile, simile a quello che ho con il cellulare: lo uso quando mi serve, ma posso tranquillamente dimenticarmelo spento per lunghi periodi.
Con il blog la questione è diversa, perché qui c’è molto più di me: è un canale aperto con la sorgente dei miei pensieri, tanto che a volte è l'unico strumento che ho per riuscire a tirarli fuori.
Ma cambiamo argomento e parliamo di persone reali, cioè del mio amico Assistente Famiglie e Privati.
Alla fine ieri sono andata a trovarlo, e con mia grande sorpresa mi ha accolto un po’ freddamente:
“Scusi, aveva un appuntamento con me?”
“Ma come,” gli ho risposto, “sono io, Julia, la tua amica!”
“Julia? Sei irriconoscibile! Ma pensa…”
Be’, a sua discolpa devo ricordare che l’anno scorso mi aveva vista alla fine delle terapie, quando mi aggiravo con parrucca, occhiali, colorito verdastro e spalle curve. Dalla sua faccia stupita ho intuito che adesso andiamo decisamente meglio, via.
Abbiamo parlato un po’, e per concludere, dopo aver ascoltato la sua proposta (finanziaria, si intende), gli ho fatto una bella domandina semplice semplice: “Caro amico, ma se io ti affido per esempio mille euri, cosa ci guadagno in un mese?”
Lui mi ha guardato perplesso, poi ha fatto due conti e ha risposto trionfante: “Un caffè.”
La risposta giusta per una caffeinomane, tanto che sto valutando seriamente il da farsi.
Che dire, nei rapporti interpersonali ci vuole sempre un pizzico di fortuna, oltre a una incredibile dose di tempismo.
mercoledì, 19 novembre 2008

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Cielo sopra Modena

Archiviato da juliaset in: angeli custodi, blogterapia, chiamale emozioni
Splinder (14/11/2008) Gli angeli sono in mezzo a noi. Ci sono, da sempre. Vedono il mondo in bianco e nero. Leggono i nostri pensieri. Conoscono i nostri dolori e le nostre sofferenze, sorridono delle nostre piccole gioie quotidiane. Annotano i piccoli eventi della vita di tutti i giorni sui loro taccuini. Solo i bambini possono vederli. Ne Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, questa vita in bianco e nero non basta più all'angelo Damiel, interpretato da Bruno Ganz. La leggerezza, dopotutto, è anche assenza di colori di odori e di sapori. Di emozioni, in ultima analisi di vita. Leggi ancora...


Su ispirazione del bel post di Latendarossa, dedicato a tutti gli angeli sopra Modena.
martedì, 18 novembre 2008

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La mia amica banca

Alcuni giorni fa ho ricevuto un’inattesa telefonata sul cellulare. Il numero mi diceva qualcosa, anche se non l’avevo memorizzato in rubrica, quindi ho risposto subito, turbata solo da una lieve ombra di sospetto.
“Ciao, Julia, come va?”
“Ciao…con chi parlo, scusa?”
“Come, non mi riconosci? Sono io, l’Assistente Famiglie e Privati della tua Banca Amica. È un po’ che non ci sentiamo, come stai?”
In realtà non mi risultava che fossimo mai arrivati a questo livello di confidenza. Anzi, sono certa che un anno fa il mio amico si rivolgesse a me usando un formalissimo lei. Comunque ho risposto cordialmente, in fondo gli anni passano ma io resto sempre una ragazza socievole e bene educata.
“Sto bene, grazie. E tu, caro AFP?”
“Bene anch’io. Senti, ti chiamo perché vedo che i tuoi miseri risparmi sono rimasti immobili da un anno e hanno attraversato indenni questi grigi tempi di crollo delle borse…"
Sì, è vero, ho pensato. La leggera erosione del mio modesto patrimonio è dovuta solo al caro vita e alla mia shoppingterapia, non ai tuoi piani di investimento. Ma mi sono tenuta per me queste venali considerazioni e l'ho lasciato continuare.
"Allora, Julia, la Banca Amica in questi tempi di crisi ha pensato ai piccoli risparmiatori cauti come te, che ragionano di tre mesi in tre mesi e non vogliono brutte sorprese…"
Azz…Hai ragione, mi sono detta, è la mia definizione, al di là del fatto che io sia anche una piccola risparmiatrice: infatti ragiono di tre mesi in tre mesi e non voglio rischi. Ma tu come fai a saperlo? Vabbè, dimmi cosa ne vuoi fare del mio gruzzolo e facciamola finita con questa sceneggiata.
"Julia, avrei da farti una proposta interessante, perché non fai un salto qui da me mercoledì prossimo, quando esci dal lavoro? Sono certo che stavolta riuscirò a venire incontro ai tuoi bisogni di sicurezza. Non te ne pentirai, la tua Banca ti pensa sempre…"
Certo, la Banca Amica mi pensa in continuazione. Mi telefona, mi coccola e ora mi dà anche del tu.
Ed ha inventato un tipo di investimento per persone precarie, che vivono pochi mesi per volta, e che hanno un gran bisogno di sicurezza, proprio come me.
O forse sono io che brucio le tappe e precorro le mode, come sempre.