martedì, 31 marzo 2009

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Elasticitàààà...

Archiviato da juliaset in: tumore al seno, camici bianchi
Finora è andato tutto bene, peccato che alcune parti del mio corpo si oppongano in maniera elastica ma decisa a determinati esami strumentali, rendendoli praticamente illeggibili. In sostanza è probabile che abbia vinto una risonanza magnetica, da fare nei prossimi giorni, proprio ora che pensavo di aver finito il mio mese di passione. E va be’: il tempo di capire e digerire la cosa, poi si riparte.

lunedì, 30 marzo 2009

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Un tranquillo weekend di paura

I frequentatori più attenti di questo blog si saranno probabilmente accorti che lo scorso fine settimana ha in qualche modo tradito le mie aspettative. Vi dico solo che una parte della mia famiglia è digiuna da oltre quarantotto ore, ma andiamo con ordine: sabato pomeriggio, dopo una mattinata passata a comprare le biciclette nuove alle principesse, mio marito inizia a lamentare alcuni sospetti spasmi gastrointestinali. Ciò mi porta ad organizzare in fretta e furia un pomeriggio di spese varie e commissioni solitarie, con il Principe a riposo e le pargole accudite dai nonni. La possibilità di una domenica di gita fuori porta non mi sembra ancora del tutto sfumata, al più preventivo una piccola deviazione dell’itinerario verso l’Ikea, ma solo in caso di maltempo. Verso sera tuttavia riscontro che mio marito giace ancora in gravi condizioni e mi appresto a recuperare le figlie: le trovo che giocano a Scarabeo con il nonno, in uno stato di apparente tranquillità. La principessa grande si diverte a comporre i suoi vocaboli preferiti, tipo “no”, “topo”, “cibo”, mentre la piccola getta scompiglio sul tabellone inserendo lettere casuali tra una parola e l’altra. Al momento di vestirsi per tornare a casa, succede la tragedia: è scomparso un prezioso anello d’oro di mia zia, incautamente lasciato incustodito durante i giochi. Mentre il terrore serpeggia, tra crisi isteriche e versioni inattendibili, ho l’accortezza di verificare se per caso il prezioso si trova nel sacchetto delle lettere. In effetti è proprio lì, vicino alla tessera dello scarabeo e alla lettera Q che vale dieci punti. Visto che pare essere il mio giorno fortunato, accompagno la zia a casa e rimaniamo incastrate per lungo tempo in una rotatoria dove un filobus ha giocato a Scarabeo con un’utilitaria. Depositata la zia, giungiamo a casa e notiamo che il papà non sembra essere migliorato, anzi. Ci consoliamo con il film per la famiglia: ovviamente “Casper”, il fantasmino con il cui nome ho ribattezzato le mie piccole e grandi paure. Mentre ringrazio mentalmente e alla mia maniera il gestore del palinsesto, scopro che il film è più bello e dolce di come me lo ricordavo, e naturalmente mi commuovo. Nel frattempo nutro in cuor mio ancora la speranza di una domenica rilassante e serena, lontano dai miei problemi e dalle mie malinconie. Il mattino successivo tuttavia lo sperato miglioramento del marito non si verifica, anzi, il mio colosso di cento chili rischia di svenire, e io lo lascio lì, inerme sul letto, in attesa di tempi migliori. Intanto piove, e medito seriamente di attaccarmi alla bottiglia. Per fortuna giunge la sera ed alcuni amici ci vengono a trovare: mentre li aspettiamo con le pizze, anche la principessa grande ci comunica che sta per vomitare.
Ecco, oggi, mentre penso e non penso ai controlli di domani, alle snervanti attese in sala d’aspetto, e sento la mancanza del meritato relax di ieri, rifletto sull’anello d’oro nel sacchetto delle lettere. Ho una gran fifa, Casper mi distrae aleggiando sulla mia testa in maniera assai poco divertente, ma spero di riuscire lo stesso a fare una pesca fortunata, perché di questo si tratta, in fondo.

scrabblebenches
sabato, 28 marzo 2009

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Una famiglia in fuga

Archiviato da juliaset in: famiglia, normale ma non banale
Ebbene sì, noi ci riproviamo. Nonostante l'assedio di tutti i mali di stagione possibili, e senza contare le solite paturnie e il cielo minaccioso, noi domani azzardiamo la gita fuori porta. Dove andremo, è tutto ancora da decidere: ci faremo guidare dall'istinto, e poi portare fuori strada dal navigatore satellitare. Perché, come dice il saggio, non importa la destinazione, ma il viaggio, e naturalmente aiuta il fatto di essere in buona compagnia.

piccola esploratrice
giovedì, 26 marzo 2009

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Risveglio

Sì, ma io come sto? Abbastanza bene, grazie: ho la tosse, il mal di gola, i soliti mali di stagione, ma l’umore è abbastanza stabile e manca solo una settimana alla fine di questi controlli. Dopodichè ci saranno la Pasqua e le gite fuori porta, e poi inizierò un corso di aggiornamento e programmerò le ferie al mare. Le farò anche quest’anno, in barba alla crisi e a chi mi vuol mettere i bastoni tra le ruote.
Già, nei momenti migliori penso semplicemente che andrà tutto bene. Nei momenti così così invece pianifico una strategia, cercando di non farmi prendere dallo sconforto. Perché in fondo non è nulla di grave, è solo paura, e anche da questo si guarisce.
Lo pensavo stanotte, alle quattro, quando mi sono svegliata sentendo sul collo il respiro pesante di una principessa piccola malaticcia e desiderosa di coccole fuori orario. Dopo essermi rigirata un po’ mi sono trasferita sul divano e mi sono addormentata ascoltando il rumore della caldaia impazzita per il primo caldo. Alle sette meno cinque mi sono svegliata, poi ho fatto colazione guardando fuori dalla finestra. Davanti al mio condominio non c’è albero che non sia coperto di fiori.
Sì, mi sento in sintonia con la natura, non c’è nulla in me che non segua il ritmo di questo risveglio. A differenza dell'anno scorso non c’è nessuna revisione da fare, c’è solo ancora un piccolo pit-stop, una controllatina all’olio e alle gomme. Il mio corpo quest’anno non deve cambiare, anche se è stanco dell’inverno e sente la bellezza di questa primavera che non riesce ancora a vivere.
Ma è solo questione di tempo, e di pazienza.

mercoledì, 25 marzo 2009

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Promemoria

Archiviato da juliaset in: normale ma non banale, lavoro e altri compiti
Anche quando applico la lettura veloce, devo ricordarmi di leggere tra le righe.

Lectura ràpida / Fast reading
martedì, 24 marzo 2009

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Divorzi d'ufficio

E poi dicono che la tv non serve a nulla. Ieri durante la pausa pranzo ho seguito un pezzettino di una nota trasmissione pomeridiana, che tratta sostanzialmente di pettegolezzi e varia umanità, ed ho scoperto l’esistenza dei cosiddetti “sposi d’ufficio”. Si tratta in pratica di una versione open-space del vecchio compagno di banco o, se preferite, amico del cuore, quello con cui dividi complicità, frustrazioni e soddisfazioni, ma con il quale in soldoni non consumi mai, per libera scelta di entrambi.
Bene, io credo di averne sempre avuti, di colleghi del cuore, fin dai tempi dell’Università, e ne sono ben contenta. Mio marito ne è un po’ meno felice, ma gli tocca, visto che si tratta di uno degli effetti collaterali di aver sposato una persona socievole e collaborativa. In più, se ben ricordo, anni fa lui organizzò una cena a quattro con la sua sposa d'ufficio di allora e relativo ragazzo. Fu una pessima idea: nonostante io non sia molto gelosa, la ragazza in questione riuscì veramente ad irritarmi, a forza di risatine indirizzate esclusivamente al mio fidanzato e a un’imbarazzante sequenza di aneddoti comprensibili solo a loro due. Ricordo benissimo che lei mi ignorò più o meno coscientemente per tutta la sera, dimostrando assai poca diplomazia e ancor meno intelligenza, diciamolo. Purtroppo il suo ragazzo non era la persona più brillante del mondo, quindi io rimasi praticamente zitta tutta la sera, nonostante cercassi ogni tanto di inserirmi nella conversazione dei due piccioncini d’ufficio.
Come finì? Semplice, si sono persi di vista: il principe non lavora più lì da un pezzo, lei si è trasferita altrove e anche il loro ufficio è stato smantellato. Cose che succedono anche nelle migliori famiglie.
Per questo e per mille altri motivi non si può al giorno d’oggi essere gelosi degli sposi d’ufficio del proprio partner. Questi rapporti infatti sono destinati a finire con la normale evoluzione delle carriere, quindi non c’è da preoccuparsi. Ed è provato che queste relazioni hanno un loro decorso, cioè nascono, crescono e muoiono secondo previsione, oggi come anni fa, quando si cominciò a studiare questo fenomeno…
Sì, tranne che adesso c’è Facebook.
domenica, 22 marzo 2009

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Alla ricerca dell'outlet sperduto

Archiviato da juliaset in: amicizia, shoppingterapia
Volete sapere qual è uno dei modi più rilassanti per trascorrere il primo ventoso giorno di primavera? Semplice, occorre prendere la macchina e dirigersi molto lontano, verso un grandissimo outlet, meglio se in compagnia di due amiche fidate.
L’amica numero uno, oltre ad essere simpatica, deve avere doti di autista provetta, e naturalmente essere disposta ad avventurarsi verso mete inesplorate con l’entusiasmo di Indiana Jones alla ricerca dell’Arca Perduta. Inoltre sarebbe consigliabile che fosse anche un’esperta di tessuti e confezionamento, in modo da sapervi sempre indirizzare al meglio, ed eventualmente dissuadervi di fronte a un acquisto sfizioso ma avventato.
La seconda compagna di avventura dovrebbe essere invece una donna scaltra, che sa ciò che vuole, capace di confrontare mentalmente i prezzi di centottanta negozi senza perdere mai la bussola e soprattutto senza iniziare a soffrire, come voi, misere dilettanti, della sindrome di Stendhal.
Dovrebbe potervi indicare la scorciatoia più veloce per conquistare l’oggetto del vostro desiderio spendereccio, prima che qualcun altro se lo accaparri al posto vostro.
Dovrebbe essere abbastanza schietta da bocciare drasticamente tutti quei capi che vi fanno sembrare la signorina Rottermaier, Harry Potter o una donna di facili costumi.
Dovrebbe spingervi dolcemente verso acquisti di suo gradimento, in modo da prendersi il merito del vostro rinnovato look di fronte a qualsiasi amico o parente, compresa vostra madre.
Ebbene sì, dovrebbe essere lei, mia cognata.
venerdì, 20 marzo 2009

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Raccolta firme

Archiviato da juliaset in: solidarietà, lavoro e altri compiti
Oggi copio e incollo dal blog de Ilcestodiciliege Onlus:

"RACCOLTA DI FIRME PER ABOLIRE LA VISITA FISCALE A CHI E' IN MALATTIA PERCHE' HA IL CANCRO
I malati di cancro che si assentano dal lavoro per sottoporsi ad interventi chirurgici o trattamenti medici o radioterapici sono sottoposti alla visita fiscale. Questo significa che se non si trovano in casa negli orari stabiliti scattano, come per tutti i lavoratori,i le sanzioni previste dall’Inps (perdita totale dell’indennità di malattia per i primi dieci giorni) e le sanzioni economiche di natura non contrattuale da parte del datore (mancata erogazione della quota a suo carico dell’indennità di malattia e i provvedimenti disciplinari per assenza ingiustificata) e si può arrivare perfino al licenziamento se l'assenza alla visita è reiterata.
Un malato di cancro può non essere in grado di lavorare, ma può essere e spesso è, in grado di uscire. Il cancro, poi, è una malattia che deprime moltissimo il paziente. L'obbligo a restare chiuso in casa aggrava ulteriormente questo stato.
Se aggiungiamo poi che a volte un malato di cancro è un lavoratore "scomodo" per il datore di lavoro, il rischio è che si creino ancora più alibi per una purtroppo non rara discriminazione.
La discezionalità sulla visita fiscale è lasciata ai singoli uffici INPS. Alcuni consentono l'esonero, dopo un complesso iter burocratico, altri dicono (ma non autorizzano) che per i malati di cancro non eseguono le visite fiscali, altri ancora non sentono ragioni ed obbligano a rimanere in casa.
Per questi motivi Ilcestodiciliege promuove una raccolta di firme affinchè la visita fiscale per i malati di cancro sia ABOLITA.
Collegatevi al sito del cesto www.ilcestodiciliege.it, scaricate il modulo in formato pdf per la raccolta di firme, compilatelo, raccogliete adesioni anche presso i vostri amici e parenti, poi inviatelo, via fax o via mail (dopo averlo scannerizzato) ai recapiti del Cesto, che trovate in testa al modulo."

Aggiungo che attualmente le fasce orarie di reperibilita' del lavoratore, entro le quali devono essere effettuate le visite mediche di controllo, sono dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14 alle ore 20.00 di tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi. In pratica il malato può uscire di casa solo un'ora al giorno.

Ed ora una nota personale: vedete, una delle cose che mi ha aiutato di più a non abbattermi nel post-intervento e durante la chemioterapia è stata proprio la possibilità di fare una vita sociale quasi normale, anche nei momenti in cui non ero in grado di lavorare.
Questo decreto legge potrebbe al limite avere un senso nel caso di influenze e altre malattie infettive, ed è pensato per dissuadere i furbetti che si danno malati senza esserlo davvero, ma non serve assolutamente a nulla nel caso di malati oncologici, che sono solo persone che soffrono.
giovedì, 19 marzo 2009

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Polpettoni e polpette

Archiviato da juliaset in: libri, chiamale emozioni
Tra una paturnia e l'altra, c'è da dire che trascorro sempre molto del mio tempo libero a leggere. L'altra sera ho finito "Ti prendo e ti porto via" di Ammaniti: bello, tanto che non saprei dire se mi ha fatto più piangere o più ridere. Credo che conserverò a lungo il ricordo della scorsa domenica mattina, con questo libro tra le mani che mi chiamava e non mi lasciava vestire per uscire di casa. Adesso, dopo una piccola pausa trascorsa ad archiviare amorevolmente i miei Vanity, ho attaccato il terzo capitolo della famosa saga Millennium, con protagonista l'hacker più sballinata della storia della letteratura contemporanea. Un bel mattoncino di oltre settecento pagine, che però si mandano giù che è una bellezza. Un thriller truce e scacciapensieri, proprio quello che mi ci vuole in questo periodo. Non mi farà nè ridere nè piangere, probabilmente, ma me lo divorerò in un attimo, come una bella polpetta svedese.
 Immagine di Ti prendo e ti porto via
mercoledì, 18 marzo 2009

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Cosa c'è?

Archiviato da juliaset in: principe, sassolini, questione di priorità
Che c’è di nuovo?
C’è che stasera le mie figlie hanno litigato sulla scelta del condimento della pasta e, mentre io le invitavo al dialogo e al compromesso, la grande ha morso la piccola e la piccola ha tirato un calcio alla grande, e io ho dovuto metterle in punizione tutte e due, cosa che odio.
C’è che la rete domestica è sempre più inaffidabile e questo si ripercuote inesorabilmente sulla mia stabilità emotiva, oltre che sul mio rendimento lavorativo.
C’è che ho ancora le paturnie e me le tengo ben strette ancora per un po'.
C’è che doveva venire il prete a benedire la casa e non si è visto, proprio oggi che un atto di esorcismo sarebbe stato dovuto, e lo dico con rispetto.
C’è che stavo aspettando con ansia anche l’arrivo di mio marito, neanche fosse Hugh Jackman alla notte degli Oscar, e invece lui ha varcato la soglia di casa depresso e carico di problemi e non ho potuto far altro che allungargli un'aspirina.
C’è che ho detto a mia madre che è faticoso avere dei figli piccoli e a lei è scappato che è difficile anche averli grandi.
C’è che alla fine della giornata mi sento proprio uno straccio, ma con un atto eroico e incosciente mi programmo un giovedì sera al cinema con un’amica e un sabato mattina di shopping compulsivo, e non mi sento in colpa, proprio no.