martedì, 30 giugno 2009

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Chiacchiere da Villaggio

Archiviato da juliaset in: amicizia, principesse, piccola città, che ironia
Quali sono gli argomenti di conversazione nel Villaggio Felice? Semplice: il meteo, la Ferrari, il cibo, i bambini, Berluscaun (e, con un po' di distacco, Franseschein), la crisi e gli acciacchi dell'età. Questo perchè l'utenza media è equamente distribuita tra arzilli pensionati e coppie sgarruppate con bimbi piccoli.
Ormai la nostra famiglia reale si è completamente adeguata ai ritmi del villaggio, tanto che non ci facciamo mancare proprio nulla, dagli eventi più o meno sportivi alle epiche mangiate multiportata. Tuttavia ieri sera la mia Principessa Grande, dopo essersi cimentata con il battesimo della sella, è letteralmente crollata per una "malattia di stanchezza", come dice lei. A nulla sono servite le coccole, la tachipirina, la prospettiva della baby-dance serale: è voluta rimanere in camera tutta la sera, sotto la copertina, con la sua mamma accanto a vegliarla amorosamente. Mentre il resto della famiglia si dava ai bagordi (sempre la baby-dance, eh), io e la mia stellina abbiamo chiacchierato un po' da donna a donna, parlando di come sono strani gli uomini, di questa bellissima vacanza, del fatto che le cuginette sono andate dal parrucchiere senza avvisarci. Poi, senza preavviso, mi chiesto, con una vocina da Topo Gigio: "Mamma, ma chi ha creato Dio?".
"Dormi, tesoro," le ho risposto, cercando di sfoderare le mie migliori doti ipnotiche di madre premurosa, e schivarmi nel contempo la digressione ontologica di fine serata con una bambina di cinque anni.
Finale della storia, stamattina mia figlia è risorta (tanto che non si stacca dalle tate del miniclub neanche adesso, che diluvia e la mamma se la coccolerebbe tanto volentieri), mentre noi genitori siamo andati a fare una bella scarpinata con due amici pensionati e nonni, lui ex-collega di mio marito, lei membro senior del mio club. In confronto ai quali, tra parentesi, io e il Principe siamo due rottami, almeno dal punto di vista fisico (e, ho ragione di temere, non solo da quello). Be', indovinate un po' di cosa abbiamo parlato? La Ferrari, la crisi, i doloretti qua e là, Berluscaun&Franseschein, quel ristorantino proprio buono, il tempo incerto, e ovviamente, considerazioni sparse su quanto sono svegli i bambini d'oggi.
lunedì, 29 giugno 2009

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Villaggio Felice

Archiviato da juliaset in: principesse, piccola città
La famiglia reale (termine che, come mi ha fatto giustamente notare qualcuno, nel nostro caso va inteso come sinonimo di realistico, ben lontano quindi da qualsiasi nobile significato) è finalmente giunta in villeggiatura. Venerdì pomeriggio ci siamo fermati a Caserta, e dopo aver constatato che la famosa Reggia non rispondeva ai nostri requisiti di dimora ideale (e vabbè, scherzo, è grandiosa, da togliere il fiato), abbiamo ripreso il viaggio per giungere finalmente in Cilento.
Il Villaggio Felice è semplicemente strabello: siamo in un parco naturale, immersi in una flora lussureggiante, con un panorama mozzafiato e un clima veramente ottimo. Insomma, l'habitat ideale per instaurare un rapporto di perfetta sintonia tra uomo e natura. Aggiungo, più prosaicamente, che si mangia molto bene, si sta tranquilli, o comunque "animati" in maniera non invadente, e soprattutto che c'è un valido mini-club che le nostre principesse hanno scambiato per l'asilo: vogliono essere accompagnate alle nove in punto e ritirate alle quattro del pomeriggio. Da notare che, proprio come avviene per la scuola dell'infanzia, ci vengono solitamente riconsegnate puzzolenti, ferite, sporche di colore indelebile, stanche e piuttosto felici, quindi è perfetto.
Insomma, questo è una specie di Paradiso Terrestre. L'unica piccola trascurabile nota che mi sento di fare è che...è pieno di modenesi! Insieme a noi sono giunti infatti ben tre pullman di pensionati di Modena, più decine di macchine di famigliole con bambini piccoli, sempre provenienti dalla Terra dei Motori. Insomma, qualcuno lo conosciamo (colleghi di mio marito, compagni di scuola delle bimbe, signore del mio club, ecc.), altri ci sembra di averli comunque già visti da qualche parte. E l'idioma locale è praticamente offuscato dalla nostra tipica cantilena, tanto che la parola che si sente ripetere più spesso, sulla spiaggia, è "Berluscaun". Sia chiaro, a me piacciono i miei concittadini, è solo che è strano vederne tanti anche qui, soprattutto in costume da bagno. Si prova una bizzarra sensazione di continuo deja-vù, a trovarsi in questo posto bellissimo, e a vedere le solite facce, per quanto più serene, rilassate, disponibili, persino più belle.
Ma chissà, forse anche in Paradiso, quello vero, le cose stanno esattamente così.
giovedì, 25 giugno 2009

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Ultime considerazioni logistiche

Il marito entra in casa all’improvviso e gli si palesa davanti agli occhi un quadro sconcertante: ci sono vestiti sparsi dappertutto, scarpe nell’ingresso, mutande in salotto, quadri caduti dalle pareti, buste di denaro contante lasciate in bella vista…
“Caro, non è come sembra,” gli risponde la moglie, accaldata, spettinata e poco vestita, oltre che in evidente stato confusionale.
“Non stai forse…facendo le valige, tesoro?”, obbietta il marito, accennando una smorfia di disappunto.
“No, cioè sì…volevo dire che sono quasi pronte, mi manca giusto la sacca idrofoba e antiurto per il materiale tecnologico, il trolley dei farmaci e dei prodotti parasanitari, il kit di sopravvivenza in caso di alluvione…”

Ebbene sì, la famiglia reale è ormai pronta per la partenza. In qualità di responsabile del settore logistico, alla fine ho deciso che ci porteremo dietro di tutto e di più, tanto per essere sicuri di avere gli strumenti idonei per mettere in atto una efficiente strategia di crisis-recovery contro qualsiasi genere di sventurata evenienza. L’unica cosa a cui non ho ancora pensato è che dormiremo tutti e quattro in un’unica stanza, e forse, ma dico forse, ci sarà qualche piccolo problema di spazio vitale.

Un caro saluto a tutti, ci si risente presto su questo canale.
Ah, pare che io debba controllare le mail di lavoro durante le ferie...una buona scusa per imboscarmi di tanto in tanto e vedere cosa si dice da queste parti!
mercoledì, 24 giugno 2009

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Giocare d'anticipo

Non siamo mai andati in vacanza a giugno. Fino all'anno scorso per il Principe sarebbe stato impensabile anche solo ipotizzare di fare quindici giorni di ferie in questa stagione, ma quest'anno la crisi ci ha concesso questo strano privilegio. Il problema è che a giugno si lavora ancora, o almeno si fa finta, quindi tutti in ufficio si aspettano che tu, villeggiante, lasci ogni cosa perfettamente in ordine, in modo che la tua assenza non gravi sulle spalle dei tuoi poveri colleghi che restano in città con il condizionatore a palla. Inoltre il tempo è abbastanza instabile, almeno secondo il trend degli ultimi anni. Insomma, le valige sono provvisoriamente collocate da tre giorni nell'ingresso di casa nostra, non ancora aperte, non ancora riempite, e sembrano rivolgermi occhiate di disappunto. Io non ho tempo nè voglia di cominciare a farle, e poi non saprei davvero che cosa metterci dentro. Qui ci sono escursioni termiche di quindici gradi, e non ditemi che è poco, che basta portarsi un golfino per la sera! A tal proposito, dopo l'ultima vacanza ho fotografato i cumuli di biancheria sporca da lavare (un totale di sei lavatrici), giusto per ricordarmi che quei sapientoni (di solito femmine) che ti suggeriscono di portare il minimo indispensabile (un unico costume di riserva tanto l'altro si lava e si asciuga subito, un paio di jeans se per caso un giorno al limite dovesse piovere, e soprattutto il tragico singolo golfino fantozziano), mentono sapendo di mentire. La sottoscritta, tanto per non sembrare la solita mamma italiana che mette la conottiera ai bambini anche con trentasette gradi all'ombra, ha sempre cercato di "viaggiare leggera", con il risultato di trovarsi nella condizione di dover comprare in loco scarpe chiuse, ombrelli, o addirittura un maglione per il marito (è successo!), oltre confezioni di farmaci che ovviamente erano regolarmente presenti anche a casa nella cassettina del pronto soccorso (che ha le dimensioni di un armadio, ma tralascerei per un attimo l'argomento).
Ora mi farò coraggio, aprirò tutti i cassetti e li svuoterò direttamente nelle valige, senza cernita di alcun tipo: del resto quest'anno al mare sono già arrivate le meduse, e quindi è tempo che veniamo avvistati anche noi.  Chi fosse incuriosito a studiare la nostra strana specie animale, la riconoscerà agevolmente dalla tipica vestita a cipolla, dalla protezione cinquanta anche con il cielo coperto, dai bagagli in stile trasloco, e dalla borsa del pc, opportunamente impermeabilizzata per far fronte ad ogni inaspettata evenienza.
martedì, 23 giugno 2009

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Vita, pazzie e diluvi universali

Cronache del fine settimana scorso e dell’inizio della settimana presente.
Venerdì sono riuscita, dopo diverse peripezie, ad andare in ospedale a trovare due gemellini neonati, con tanto di principesse entusiaste al seguito. Ne valeva assolutamente la pena perché i due pargoli, maschio e femmina, erano parecchio in forma, e così irresistibilmente teneri da metterti in pace con l’intero universo. C’è da dire anche che li ho trovati piuttosto pingui, per essere due gemelli di appena un giorno. Se ne stavano beatamente attaccati alla loro mamma, una da una parte e l’altro dall’altra, ancora ben lontani dal chiedersi cose di secondaria importanza, tipo il senso della vita e il motivo della precarietà esistenziale della nostra epoca. Insomma, per capirci, non ho neanche visto la loro faccia, tanto erano concentrati sul sistema di approvvigionamento del latte.
Poi sono andata da Luca, il parrucchiere di noi dive di Modena Ovest. Anche lui ha deciso di lanciarsi nel mercato dell’innovazione (quanta gente lo fa!) esprimendo la propria creatività in un taglio che da diverse fonti è stato definito charleston, anni venti, anni trenta, anni quaranta, insolito, originale, fresco, intrigante. In definitiva, ho sempre i capelli da pazza, ma per il mare vanno più che bene.
Infine mi sono congedata dal mio ruolo di tutor del corso, non senza rimpianti e malinconie, ed ho ripreso la mia attività fisica in piscina. All’uscita dalla lezione di acquagym, già piuttosto provata, sono stata colpita da una versione aggiornata del diluvio universale, praticamente una seconda doccia. Be’, viste le condizioni in cui sono tornata a casa, l’unica consolazione e che questa volta Luca non ci ha neppure provato, a stirarmi i capelli da pazza.
domenica, 21 giugno 2009

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Lo sguardo della rosa

Oggi non sarò breve, ve lo dico subito.
Sono stata tanti giorni lontana dal blog, dal caffè e dalla liquerizia, i miei tre vizi peggiori. Mi sono dedicata agli affetti in carne ed ossa, che avevo trascurato un po’, e ad una necessaria disintossicazione. Non sono più quella di un tempo (fortunatamente o sfortunatamente, devo ancora deciderlo), insomma sto invecchiando, e l’abuso di caffeina, notti insonni e posture scorrette mi procura qualche disturbo di troppo. Ma stamattina le cose hanno un altro sapore: mi sono svegliata ed ho pensato che il mio posto era qui, a lasciare traccia di me in questo mare digitale, per fissare questo momento irripetibile, la mia ennesima svolta.
Ci sono anniversari da festeggiare, come sempre. Il primo è particolarmente importante: circa due anni fa venivo operata. Il tumore lasciava il mio corpo, portandosi via anche un bel pezzo di me, e lasciandomi terrorizzata, stordita e tutta da rifare, in molti sensi. Mai, e dico mai, mi sarei immaginata che stamattina sarei stata seduta qui, a scrivere sul mio blog, con accanto la rosa arancione che mi hanno regalato gli allievi del corso che ho appena terminato. Una rosa singola, birichina, con questo colore bellissimo e cangiante. Già, perché questi ignari compagni di corso, per ringraziare la loro tutor “carina, simpatica e molto paziente” (son soddisfazioni), senza saper null’altro di me, senza sapere in pratica che sono corraggioROsa, mi hanno manifestato il loro apprezzamento per come sono, regalandomi un fiore del colore che mi rappresenta. Due anni di libertà dalla malattia vogliono dire infatti codice arancione: tradotto significa che restiamo sempre in allerta, ma anche che questo cancro giovanile ed aggressivo per ora ha dimostrato di non essere poi così aggressivo, e forse neanche così giovanile. Lo dico sempre con le dita incrociate, sia chiaro: so bene che razza di fetente è l’oggetto dei miei discorsi. Eppure, dopo due anni, sta succedendo l’incredibile: la malattia non occupa più tutti i miei pensieri. Per la prima volta non mi ha impedito di fare un investimento su me stessa, di guardare avanti, e questo di per sé è un grosso traguardo.
E poi in questi giorni festeggio anche un altro anniversario, forse più sottile da identificare, ma molto significativo. Un anno fa finivo il mio iter ricostruttivo, salutavo i plastici, chiudevo una cartellina di visite e controlli, e mi trovavo di nuovo smarrita, con un corpo diverso, da imparare a gestire ed amare come avevo amato il precedente. Per quanto abbia sempre cercato di riderci su, ho impiegato tutti questi dodici mesi a riformare l’immagine mentale di me stessa. La mia trasformazione psicologica del resto continua ancora, anche se ora sono concentrata su altre cose: per esempio la convivenza con l’idea di malattia, oltre che il desiderio di rafforzare i legami che ho creato in questi anni, sulla spinta del mio senso di solitudine e della mia incapacità di rapportarmi alle persone come facevo prima. E vedo che gli altri, quelli che mi vogliono bene, si stanno adeguando: le mie figlie sono cresciute con me, non sanno neanche chi ero prima; il resto della mia famiglia, dopo l’iniziale sconcerto, si sta abituando al mio cambiamento; i miei amici vecchi e nuovi sembrano seguire con affetto le mie mutazioni continue, sforzandosi di comprendere i tratti più lunatici del mio nuovo carattere. Sono sempre molto più egoista e menefreghista di un tempo (e questo lo nota soprattutto chi mi conosce da anni), però il risvolto positivo è che ho cominciato a sfrondare compiti e rapporti inutili, e sono senz’altro più obiettiva nei confronti di me stessa e degli altri. Per il resto sono sempre un po’ stupita di fronte a certe mie nuove debolezze e fragilità, ma imparerò a convivere presto anche con loro, almeno spero.
Ecco, ho finito. La mia rosa arancione mi guarda perplessa ma benevola, mentre scrivo tutte queste cose. Sembra quasi che mi conosca meglio di me. Se fossi in fase di ricerca di una nuova dipendenza affettiva, comincerei in questo stesso istante a studiare un modo per proteggerla da tutto, per non farla sfiorire. Ma non mi sento più come il Piccolo Principe, caduto per sbaglio in un mondo del tutto estraneo al suo piccolo asteroide: stavolta mi accontenterò solo di guardarla invecchiare liberamente, insieme a me, chiudendo l’ennesimo piccolo cerchio.
Be’, non sono stata breve, ma vi avevo avvisati.

rosa-arancio
giovedì, 18 giugno 2009

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Cin Cin

Archiviato da juliaset in: son soddisfazioni, lavoro e altri compiti
Va bene, ve lo dico: sono diventata Tecnico di gestione ambientale!
E' stato faticosissimo, non lo nego, però sono veramente soddisfatta di me. Stasera chiudiamo le lezioni in bellezza, con una pizzata insieme ai docenti, e mi dispiace anche un po', ma questo è un altro discorso.
Intanto, se volete, potete brindare anche voi insieme a me...offro io!
martedì, 16 giugno 2009

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Favola verde

Archiviato da juliaset in: musica, favole e mondo azzurro
soffione2wrVento quella mattina si alzò di buon ora e decise di fare un giretto sulla cresta delle montagne. Giunto in prossimità di un crinale, vide qualcosa che catturò la sua attenzione.

“E tu chi sei?” chiese, incuriosito dallo strano profilo d’ala di quella creatura.
“Ciao,” rispose la bizzarra entità, “ti stavo aspettando. Sono un aerogeneratore, o meglio un impianto eolico, ma se preferisci puoi chiamarmi Pala.”
“Ciao, Pala. Io mi chiamo Vento.”
“Lo so. In realtà so molte cose di te.”
“Tipo? Racconta, sono curioso.”
“Per esempio so quando e dove soffi, e con che forza, e in quale direzione.”
“Oh. Quasi quasi mi metti in imbarazzo, mi fai sentire osservato.”
“Be’, un po’ lo sei. Ti dirò di più: ultimamente ti stai facendo molto desiderare. Ti stavo aspettando già da qualche giorno. Ebbene, lo ammetto…attendevo con ansia il tuo arrivo, sono stata costruita apposta per te.”
“Addirittura!”
“Già. Adesso, se non ti dispiace, potresti soffiare dalla mia parte, così faccio un bel giro su me stessa?”
“Va bene, vediamo cosa succede. È vero, giri! È bello guardarti, e pure divertente…”
“E anche utile, se è per questo. Quando vuoi puoi passare di qua e farmi girare, mi fai tanto contenta, e anche quei signori che mi hanno costruita ne sono felici. In cambio, se vuoi, ti canto una canzone.”
“Cosa mi canti?”
Eppure soffia…”
“Grazie! La conosco, passano gli anni, ma è sempre bella.”
“Lo penso anch’io. Ma bisogna far piano, non dobbiamo disturbare l’aquila che fa il nido qui vicino.”
“Certo che no, non la disturberemo. È stato bello conoscerti, Pala, però purtroppo adesso devo andare.”
“Come, di già?”
“Sì, ma torno presto a trovarti.”
“Promesso?”
“Promesso. Del resto sai tutto di me, no?”
“Sì, è vero, so molte cose di te. Però non sapevo che ti piacesse la mia canzone.”
“Mi piace molto, ora lo sai. Tornerò appena possibile, tu fatti trovare pronta.”

Così si salutarono, e Vento sparì dietro le montagne. Pala rimase in silenzio, volgendo lo sguardo lontano, verso la pianura, in attesa. Era giunto ormai l’imbrunire, e cominciavano ad accendersi le prime luci della città.

Ieri era la Giornata mondiale del Vento: le mie principesse ed io l'abbiamo festeggiata inventandoci questa piccola storia.
lunedì, 15 giugno 2009

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La regina del ballo

Cosa si fa il venerdì sera nella Terra dei Motori, e più precisamente in una piccola città, e più esattamente in una delle quattro circoscrizioni? Specifichiamo ancora: cosa si fa se tuo marito è andato al cinema a vedere Terminator, tua cognata gravida è stramazzata sul divano e tu e tuo fratello vi siete assunti la responsabilità di quattro bambine ipercinetiche in età prescolare? Semplice, si uniscono le forze e si va allegramente alla festa del quartiere. Dove si incontra sempre qualche amico, si trova inevitabilmente un po’ di musica, e non manca mai una mano pietosa che, come vuole la tradizione, ti offre un bicchiere di lambrusco e un pezzo di gnocco fritto.
Sì, questo è il mio venerdì sera, e devo dire che non è niente male.
Innanzi tutto la musica è di un certo livello, suonata da ex-sessantottini più ruspanti che mai, con un repertorio che spazia dai Queen ai Creedence Clearwater Revival al più estremo Battisti, altro che liscio. E poi alla fine della serata si abbassano le luci per dare spazio al pezzo forte, ovvero l’ingresso delle danzatrici di flamenco.

The Flamenco Dancer

Bravissime, davvero. Si rimane incantati a guardare quello svolazzamento sensuale di gonne, quelle movenze eleganti, quel fascino esotico e delicato sprigionato dal movimento delle mani, dal ritmo della danza, dal fiore fissato nei capelli raccolti a chignon.
“Da dove vengono, mamma?” mi chiede una delle principesse, seduta sulle mie ginocchia.
“Dall’ Andalusia, forse” azzardo io, mettendo meglio a fuoco i visi oscurati dalla penombra.
“Ma quale Andalusia,” esclamo subito dopo, “è più probabile che vengano da Modena Ovest…c’è una mia amica, lì in mezzo!”
“Una tua amica…chi? Quale genere di amica?” mi chiede mio fratello, ridendo.
Una mia amica che fa acquagym, che fa parte del club, insomma…
Una mia amica più giovane di me, che quattro anni fa si è operata di tumore al seno.
Una mia amica che adesso balla il flamenco qui davanti a tutti, con un fiore gigante nei capelli.
Questo genere di amica, neanche da chiedere.
Finita la rappresentazione la vado a salutare, le dico brava e lei mi dice brava anche tu, vedendo le mie piccole all’opera, scese rapidamente in pista ad imitare il corpo di ballo.
Le chiedo a quanto risale questa passione, e lei mi risponde che ce l’ha da tanti anni, poi aveva smesso, ora ha ricominciato, e balla meglio di prima, o almeno con più gusto.
Così ci salutiamo, ci abbracciamo e ci baciamo come facciamo sempre tra noi amiche.
Poi mi incammino, continuando a pensare quanto era bella e quanto erano straordinarie le sue scarpe, tanto che decido su due piedi che me le comprerò anch’io, prima o poi.
La principessa assonnata nota il mio sguardo un po’ perso, mi fissa perplessa e mi chiede: “Mamma, non ho capito dove sarebbe questa Andalusia, e poi mi spieghi come fai a conoscere la regina del ballo?”
Io rido e le racconto una mezza verità, mentre torniamo a casa leggere, danzando.

Silvia León
Foto: Flickr
sabato, 13 giugno 2009

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Un ultimo sforzo

Archiviato da juliaset in: lavoro e altri compiti, desideri e orizzonti
Julia, ma cosa fai, passi il sabato pomeriggio a lavorare? Smanettona che non sei altro, perchè non vai a prendere un po' di sole, ché sei bianca come una porzione di squacquerone? E vabbè, abbiamo capito: se si deve si può, lo diceva anche il tuo prof preferito, al liceo.
Sì, Julia: ancora una settimana intensa, poi fai l'esame, finisci il corso, concludi i tuoi ultimi lavori e prepari i bagagli per il mare. La voglia di vacanze c'è, e si vede. Anche se gli ostacoli abbondano, inaspettati: stamattina sei uscita a comprarti dei libri da leggere sotto l'ombrellone, e hai visto che la Feltrinelli è in ristrutturazione, così hai dovuto ripiegare sulla Giunti, che ti piace molto meno. Però sei tornata a casa ugualmente con un bel bottino...allora dai, tieni botta che ci siamo quasi.
Un ultimo sforzo e l'estate arriva, eccome se arriva.