Julia è una Creatura Frattale, un po'logica e un po'irrazionale, nata da un sogno ad occhi aperti.
Ha una sua caotica armonia e l’ambizione di vivere nel mondo reale.
Io invece vivo e lavoro nella Terra dei Motori. Sono mamma di due principesse di cinque e quattro anni, che abitano nel mondo azzurro. Per qualche misteriosa ragione, sono anche un ingegnere consulente e part-time. Nel 2007 ho scoperto di avere un tumore al seno e mi sono dovuta curare. Nell’estate dello stesso anno ho preso in prestito la bellezza di un frattale ed ho cominciato questo blog. Attualmente ho una vita normale, anche se non banale, e cerco la felicità , come tutti.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Inoltre non contiene informazioni di carattere medico, ma le ricette di cucina sono abbastanza attendibili.
Noi qui non si va in ferie, non si parte per lidi meravigliosi, non si abbandona la casa alla mercè dei ladri (una ferita che evidentemente brucia ancora).
Noi qui si resta a lavorare e a perdere tempo in rete, occasionalmente.
E si ascolta musica, si leggono libri, si va avanti e indietro dalla camera delle proprie figlie nel patetico tentativo di attutire il fragore della loro mancanza.
E si instaurano nuove dipendenze, una più pericolosa dell'altra: IBS, i Magnum Temptation Fruit, la discografia completa degli Stadio.
L'estate sarà ancora lunga, e probabilmente anche calda. Ma noi qui si resiste, come sempre.
Le principesse sono tornate in montagna con i nonni ed io ho ripreso il mio tran-tran desolato di chioccia provvisoriamente priva dei suoi pulcini. Ieri siamo andati a mangiare la pizza con un collega di mio marito, più giovane di noi, e per poco non gli prendevo la mano per fargli attraversare la strada. E poi sono andata a trovare i gemellini appena sfornati da una mia cara amica, e il risultato è stato di ritrovarmi in casa - da sola - con un discreto picco di ossitocina in circolo.
Mah, passerà. Almeno ho terminato di leggere Casino Totale di Jean-Claude Izzo. Bellissimo, l'aggettivo giusto. Marsiglia azzurra e nera, come mi ha fatto notare l'amico che me l'ha consigliato. Mi sa tanto che ora sarò costretta a leggere anche tutti gli altri libri dell'autore, come da tradizione. E pensare che ho rischiato di non riuscire a finirlo per cause esclusivamente fisiche: l'avevo portato con me in piscina, domenica scorsa, ma a un certo punto un mulinello d'aria si è abbattuto sui nostri ombrelloni scaraventando via tutto quanto, dai vestiti agli asciugamani alle sdraio incustodite. Un bello spavento. Il mini-tornado ha addirittura osato strapparmi le pagine del libro, proprio nel mezzo. Ho fatto una certa fatica a ricomporlo, però fortunatamente non ne mancava neanche una. L'unico problema è che adesso il libro è impresentabile, tutto rotto e sgarruppato, quindi non lo potrò prestare a nessuno. Dovrò tenerlo ben incastrato nella libreria nella sua configurazione precaria, e resterà lì sempre e solo per me. Il che, a pensarci, non mi dispiace affatto.
Ok, questo è un luogo serio. Qui di solito non si parla di gossip e non si danno per certe le notizie paparazzate dai giornali. Mai e poi mai, se non dopo un'opportuna verifica. Tuttavia oggi, viste le circostanze, la redattrice capo nonché unica collaboratrice del presente web-log farà uno strappo alla regola. George, siamo tutte contente che tu abbia finalmente cominciato ad apprezzare le italiane.
Ora non ti resta che abbassare un po' il target. Così, tanto per dire.
Basta poco, come la voce reale di un'amica, o la telefonata di una persona che non sento da tempo, o una piccola delusione, e inizio a pensare che sia giunto il momento di scappare da questo mondo virtuale. Ma dove andrei, poi? Non sono ancora pronta, e forse non lo sarò mai. Qui mi sono esposta molto di più che nella mia vita reale. Se scappassi adesso, penso che l'unico risultato che ne ricaverei sarebbe quello di ritornare a nascondermi, al riparo da tutto, come un microscopico paguro. Lo so, la rete e le relazioni virtuali in genere sono diventate il mio rifugio, e forse anche una piccola gabbia d'oro, ma non voglio andarmene. E' ancora un mondo aperto a mille possibilità, almeno per me. Anche se adesso non mi fido più di tutto e di tutti: ci sto prendendo la misura, a forza di piccole e grandi murate, e questo è un bene. Come è vero che sto bene in questo nido, ma non credo più di trovare qui dentro la soluzione di tutti i miei problemi. Non l'ho mai creduto, in realtà, anche se ho una fervida fantasia. La rete mi aiuta a superare il logorio della vita moderna, questo sì. Mi fa ridere e riflettere, mi aiuta a trascorrere quel tempo prezioso che per me va vissuto pienamente, ma anche fatto passare in fretta. Qualche volta ci resto male, per via della gente che sparisce, non risponde alle mail, scompare in maniera quasi indolore, con la magia di un click. Ma poi penso a tutte le volte in cui la mia permanenza in internet mi ha portato a concretizzare delle semplici conoscenze, e a scoprire persone davvero speciali, che rendono chiaro il significato di quella famosa frase un tantino abusata: l'essenziale è invisibile agli occhi.
Allora resto, perchè ne vale la pena. Rimango qui, a imbrattare la rete con i miei pensieri sparsi, e a buttare vagonate di sincerità che mi riguardano. Così, nel mucchio.
Non so se è una cosa furba. In ogni caso, chi vuole raccogliere ciò che ho da offrire è sempre il benvenuto.
In casa nostra la TV cosiddetta in chiaro potrebbe tranquillamente essere un optional, visto che la usiamo soprattutto per vedere film in DVD oppure cartoni animati con il digitale terrestre. Ma non voglio tediarvi con le nostre preferenze auditel, ci mancherebbe. Anche perchè, nonostante la nostra generale avversione/indifferenza, registriamo la presenza di uno zoccolo duro della famiglia - da individuarsi per la precisione nella persona della Principessa Piccola più qualche membro senior - che dimostra uno spiccato interesse nei confronti di questo mezzo tecnologico. Tanto quanto la mammina lo manifesta verso il computer, per intenderci. La mia bimba apprezza la TV a livello istintivo, oserei dire innato, di pancia. In pratica, le rare volte in cui ci sintonizziamo su un programma “per la famiglia”, lei si appallottola accanto a me, concentratissima, e segue la trama sottoponendomi ad una sfiancante raffica di interrogativi.
Ma chi cucina in quella casa?
Ma cosa stanno preparando?
Ma quei due sono fratelli?
Ma lui è lo zio?
E dov'è la sua mamma?
Ma perché lei è innamorata di lui?
Ma si baciano?
Ma perché si baciano?
Ma come mai lui se ne è andato via e poi adesso ritorna?
Ma la nonna vive con loro?
Ma che lavoro fanno quei signori?
Eccetera.
Insomma, guardare la tele con la mia delfina è un'esperienza educativa di grande interesse. Attraverso il suo sguardo innocente, stupito e bisognoso di chiarimenti, la visione di una fiction può rivelarsi un processo incredibilmente istruttivo, addirittura coinvolgente e non privo di perplessità logiche che stimolano alla riflessione. Per noi adulti è senz'altro un ottimo modo per ricominciare ad apprendere e a rimetterci in gioco, con e grazie ai nostri figli. E vale anche per una puntata dei Cesaroni, perché no.
Sì, caldo fa caldo. E con il caldo succedono tante cose strane, questo si sa. Tipo che la gente impazzisca di brutto, ma anche che si lasci andare, e racconti molto di sè, senza paura, magari davanti a qualcosa di fresco. Così ieri sono uscita con un'amica che conosco tipo da mille anni, e ci siamo ritrovate a ripercorrere le nostre vite e a guardare avanti, ridendoci un po' su. Con naturalezza e semplicità, senza remore. In più mi ha fatto il regalo perfetto, un libro che desideravo leggere, anche se non lo sapevo.
Da alcuni giorni quest'estate ha un sapore sempre più speciale. Dolce ma non troppo, indefinibile e sconosciuto, come quello dei frutti dimenticati.
Oggi mi sono svegliata praticamente all'alba, complice una digestione non proprio perfetta.
In mattinata nel nostro condominio erano previste delle prove di tenuta idraulica e rilevamento perdite, volte ad individuare la malefica causa di infauste infiltrazioni nei garages.
Gli umarells dello stabile allo spuntare del sole erano già in assetto di pronto intervento, in perfetta tenuta stagna canotta-bermuda-calzini-sandali.
Mitici.
Oggi compio trentasette anni, tondi tondi. Sì, perché questo trentasette è un numero rotondo, tutto da assaporare, schietto, senza pretese, ma pieno di buone speranze.
In questi dodici mesi ho guadagnato qualche capello bianco, una ruga del pensatore, un briciolo di saggezza e una buona dose di innocua follia. Mia figlia grande mi ha regalato il suo primo giro in bici senza rotelle, l’altra un disegno della mamma con tutti i vestiti. E io ho scoperto che non voglio cento di questi giorni, me ne bastano molti meno. Voglio anni rotondi, da far correre veloci come biglie su una pista di sabbia. E mi stanno benissimo anche anni sullo stile di quello appena passato, pieni di slanci e voglia di fare, con buchi neri di tristezza, ma anche scoppi incontenibili di felicità.
Qualcuno vi dirà che bisogna vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Se posso darvi un consiglio, non provateci: vivere così è penoso, insostenibile per voi e per chi vi ama. Meglio vivere pensando che ogni giorno è unico e irripetibile, e come tale va trascorso. Un’opera prima che può andare bene o male, ma ha sempre un valore.
Questo è il mio trentasettesimo compleanno, un giorno come tutti, cioè un giorno davvero speciale.
Lo voglio vivere e festeggiare con chi mi vuole bene, niente di più.
Sono assonnata.
Ieri la famiglia principesca al gran completo è andata in piscina (mancava solo la nonna, che ha dato forfait per motivi ancora non del tutto chiari, ma stiamo indagando). Oggi pago le conseguenze della festività trascorsa interamente sotto il sole: una misera parte del mio corpo ha raggiunto una invidiabile bruciacchiatura, mentre l’altra è ridicolmente spellata. A dire il vero non è un gran problema, visto che qui in ufficio il clima è così rigido che mi devo coprire per bene dalla testa ai piedi.
Oltre ad avermi resa impresentabile, la toccata e fuga mi ha fatto diventare ancora più nostalgica nei confronti delle ferie ormai finite. È strano, ma stare in compagnia di tutti quei corpi semoventi, osservandone le forme e i colori sempre più variegati, i tatuaggi sempre più strani, e non ultime le cicatrici più disparate (che io trovo molto interessanti anche da tempi non sospetti, non c’è nessun altro segno del corpo che regga il confronto), mi ha restituito quel senso di armonia con l’universo che nella precedente settimana avevo un po’ perduto.
Oggi invece ho sonno, dicevo, e sono un po’ scorbutica. Non posso neanche sfogarmi liberamente chiamando il marito, visto che ieri sera ho inopportunamente centrifugato il suo cellulare nella lavatrice igienizzante post-piscina.
Ecco a voi un grave caso di sindrome da nido vuoto. Non è la prima volta che sto senza di loro, ma giuro che non mi ero mai sentita così sperduta, senza una precisa collocazione nell'incessante moto dell'universo.
L'aspetto positivo di questo breve distacco dalla mia prole è che posso ascoltare la musica in santa pace, leggere, usare la rete a volontà, scrivere senza continue interruzioni, prendere un caffè con chi mi pare e addirittura andare a fare shopping senza vincoli di orario. L'aspetto negativo è che senza le due cucciole di tutte queste cose non me ne frega niente.
Mannaggia a me, mannaggia...